Paura

image

Adesso, tutto d’un tratto lo sentì, era infine giunto il momento di parlare della propria colpa, invece che alludervi soltanto, discorrendo di quella della bambina e della sua confessione, ed ella fu colta da un senso di sollievo al pensiero di poter aprire il suo cuore e chiedere pietà almeno in forma velata. Perché sarebbe stato un segnale per lei, se l’uomo avesse accolto con atteggiamento benevolo la sua intercessione per la bambina: sapeva che in tal caso avrebbe forse trovato il coraggio di perorare la propria causa.
«Dimmi Fritz,» esordì «davvero non vuoi lasciare andare i bambini alla festa domani? Ne saranno terribilmente infelici, soprattutto la piccola. Ciò che ha fatto non è poi così grave. Perché vuoi punirla con tanta severità? Non ti fa pena la povera piccina?».
Lui la guardò. Poi si mise a sedere con assoluta calma. Si vedeva che desiderava affrontare la questione fin nel dettaglio, e un presentimento, piacevole e angosciante insieme, le fece sospettare che l’avrebbe ripagata, parola per parola, senza sconti; tutto il suo essere attendeva la fine di quella pausa che lui, forse con intenzione oppure perché occupato a riflettere, faceva durare così a lungo.
«Se non mi fa pena? mi chiedi. E io ti rispondo: no, oggi non più. Adesso che ha ricevuto il castigo sarà sollevata, anche se le sembrerà duro. Infelice, piuttosto, lo era ieri – quando il povero cavallino languiva a pezzi nella stufa, tutti in casa lo stavano cercando e, di ora in ora, cresceva in lei la paura che potessero trovarlo, che lo trovassero davvero. La paura è peggio del castigo; perché alla fine il castigo è qualcosa di determinato e, sia pesante o meno, è sempre meglio della spaventosa incertezza, della tremenda tensione che si prolunga all’infinito. Appena seppe qual era il castigo, ne fu sollevata. Le sue lacrime non devono indurti in errore: è solo che adesso sgorgano, mentre prima se le teneva dentro. E dentro fanno soffrire di più che fuori. Se non fosse una bambina o se si potesse in qualche modo scandagliare il suo cuore, si scoprirebbe – credo – che è davvero felice, nonostante la punizione e le lacrime, più felice di ieri quando girava per casa in apparenza spensierata e senza che nessuno la sospettasse».

[Stefan Zweig - Paura, 1920]

berlinismydream:

Frequentavo le scuole superiori. Erano i tempi in cui andava di moda essere “Paninari”. Scarpa Timberland o stivale Fray, giubbotto Moncler o Schott, cintura El Charro, felpa Best Company o Americanino e pantaloni Levi’s. Quelli coi soldi si vestivano così. Ero un ragazzino scemo e ci provavo pure…

Riflessioni al tramonto (Scattata con Instagram)

Riflessioni al tramonto (Scattata con Instagram)

Nuvole, anche io (Scattata con Instagram)

Nuvole, anche io (Scattata con Instagram)

Forme (Scattata con Instagram presso Sabaudia)

Forme (Scattata con Instagram presso Sabaudia)